Alla prova dei 76 voti che servono a Milano per l’Expo (e non solo)

Oggi i delegati del Bureau International des Expositions decideranno tra Milano e Smirne la sede dell’Expo 2015. Occorrono 76 voti, Milano ne ha raccattati altri sei in extremis in Africa e spera che Parigi indirizzi a suo favore un altro po’ di clientes del Continente nero, ma è risaputo che nello shopping nei paesi poveri la Turchia si è mossa prima e in modo scientifico. La “Victoria Parade”, il 6 aprile, “si svolgerà indipendentemente dal responso” e trasformerà in una festa cittadina e bipartisan corso Buenos Aires. E’ evidente, però, che i tasselli della geopolitica si incastrino (quasi) tutti nel puzzle di Smirne che, se non è vero che abbia con sé il blocco dei paesi islamici (un po’ di Golfo vota Italia), ha con sé l’asse energetico russo-tedesco, con Gerard Schröder a fare addirittura da supertestimonial per tutte le Repubbliche caucasiche.
31 MAR 08
Ultimo aggiornamento: 15:14 | 18 AGO 20
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Oggi i delegati del Bureau International des Expositions decideranno tra Milano e Smirne la sede dell’Expo 2015. Occorrono 76 voti, Milano ne ha raccattati altri sei in extremis in Africa e spera che Parigi indirizzi a suo favore un altro po’ di clientes del Continente nero, ma è risaputo che nello shopping nei paesi poveri la Turchia si è mossa prima e in modo scientifico. La “Victoria Parade”, il 6 aprile, “si svolgerà indipendentemente dal responso” e trasformerà in una festa cittadina e bipartisan corso Buenos Aires. E’ evidente, però, che i tasselli della geopolitica si incastrino (quasi) tutti nel puzzle di Smirne che, se non è vero che abbia con sé il blocco dei paesi islamici (un po’ di Golfo vota Italia), ha con sé l’asse energetico russo-tedesco, con Gerard Schröder a fare addirittura da supertestimonial per tutte le Repubbliche caucasiche. Da lontano, in chiave geostrategica, ci sono gli Stati Uniti e la trattativa per l’ingresso turco nell’Ue, che peserà sulle decisioni di voto degli europei. Va dato atto che in circa un anno e mezzo di lavoro e nei sei mesi della campagna ufficiale per la nomination, Milano e la Lombardia hanno condotto una buona battaglia, combattendo quasi a mani nude, in confronto alla compattezza dimostrata dal sistema-paese turco, recuperando, a detta degli analisti, posizioni insperate. Così che tra poche ore, comunque vada, ci sarà partita vera e non una semplice e amichevole passerella per la favorita Smirne. “Il lavoro di questi mesi per l’Expo ha già portato un grande risultato. Milano, la Lombardia e l’Italia sono tornate al centro della scena mondiale”, ha detto il sindaco Letizia Moratti, tirando le somme. La partita dell’Expo varrebbe per Milano, tra finanziamenti diretti, investimenti e indotto, circa venti miliardi di euro; arriverebbero trenta milioni di turisti e nascerebbero settantamila nuovi posti di lavoro. Sarebbe manna per tutta l’Italia, ma è innegabile che perdere l’occasione sarebbe, oltre a un problema politico per Letizia Moratti, un colpo devastante per le ambizioni future di Milano come metropoli europea. Il rischio sarebbe quello di ridursi al rango di capoluogo di un’euroregione produttiva ma non strategica, carente di infrastrutture e in preda a una depressione psico-economica. È per questo che vanno osservati con attenzione – in attesa che qualcuno ne faccia un bilancio politico – i fattori, tutti negativi, che stanno facendo da scenario al gran momento di domani a Parigi. Tra questi c’è pure l’emergenza mozzarella. Si dirà che la bufala non è un simbolo meneghino, ma Milano ha scelto come tema dell’Expo “Nutrire il Pianeta, energia per la vita” e la crisi della bufala, sommata a quella della “mondezza”, sono un colpo all’immagine dell’Italia. Poi c’è la crisi Alitalia-Malpensa. Al momento di decidere, i 170 e più delegati mondiali hanno di fronte il quadro di un paese a un passo dal perdere la propria compagnia di bandiera. Ancor più di una città candidata che rischia di veder precipitare d’importanza il suo hub. Un segnale strategico negativo nel mondo globale di cui si vorrebbe diventare vetrina. Qualcosa ovviamente dipende anche dalla politica. “Siamo sotto attacco, il modo in cui è stata montata la vicenda della mozzarella mi fa pensare agli interessi in gioco per la sede dell’Expo 2015”, ha detto giorni fa il ministro degli Esteri Massimo D’Alema. Ma mettersi sulla difensiva non è mai la strategia migliore. Era meglio assumere in prima persona la delega all’Expo, anziché affidarla al sottosegretario Bobo Craxi. E ci sarebbe da chiedere come abbia fatto il governo supereuropeista di Romano Prodi ad aver perso quasi tutti i voti pesanti comunitari. “Dal presidente Napolitano a Prodi, da Berlusconi a D’Alema il sostegno è continuo”, ha detto Letizia Moratti. Ma la storia della candidatura di Milano racconta anche di una scarsa capacità di “fare squadra” tra Roma e Milano, come se fosse un derby politico. Così nel weekend parigino del rush finale la delegazione italiana si è trovata a doversi giocare le ultime carte, che come sempre sono cibo bellezza e creatività, da Paolo Conte sotto la piramide del Louvre, al “food & design” alla Defense. Con un gran pressing diplomatico per ottenere qualche benedizione da Carla Bruni, che è pur sempre il meglio dell’Italia a Parigi.